Il flagello degli dei


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Tertragramma nel Nuovo Testamento

Società Torre di Guardia

Tetragramma nel Nuovo Testamento
Confutazione della confutazione


Il sito tdgonline.net, spazio web curato da alcuni zelanti testimoni di Geova i quali fanno apologia della società Torre di Guardia, ha dedicato largo spazio a legittimare il tetragramma nel Nuovo Testamento. Chiedo perdono anticipatamente ma non posso trattenermi dall'essere polemico. Ho letto con attenzione quella pagina web e dubito seriamente che l'autore sia in buona fede. Per questo motivo contesto e confuto in questa sede, punto per punto, tutte le argomentazioni addotte per giustificare l'ingiustificabile.



  • “Primo punto. Dio stesso ha dichiarato il proposito di essere conosciuto ed adorato con il Suo nome commemorativo. Esodo 3:15: "Questo è il mio Nome eterno con il quale mi invocheranno le generazioni future." (Edizioni Paoline) Salmo 83:19 (18):"Riconoscano che il tuo nome è Jahvè, tu solo sei l’Eccelso su tutta la terra". (Edizioni Paoline, Garofalo). Dio vuole essere conosciuto ed adorato con il Suo nome personale non solo da Israele ma da tutta la terra. Nella profezia di Ezechiele (38:23) Dio dichiara:"Così mi dimostrerò grande e santo, così mi manifesterò agli occhi di molti popoli, e sapranno che io sono Jahve"(Garofalo). Isaia 54:13 dice che Geova sarà chiamato "Dio di tutta la terra"


Inserire il nome divino nel N.T. sulla base di "prove indirette della sua presenza quando vennero scritti gli originali" equivale a commettere un vero e proprio "abuso di ipotesi". Per dimostrarlo confuto, punto per punto, ogni prova indiretta che giustificherebbe un errore tanto grossolano.


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  • "E’ possibile che Dio dichiari , in maniera così chiara, di voler essere conosciuto con il Suo nome, Geova, e poi non lo abbia incluso nella parte finale della Sua Parola? "


No non è possibile. Ciononostante, non avendo a disposizione i manoscritti originali, i traduttori sono costretti ad attenersi esclusivamente ai manoscritti disponibili; in caso contrario si corre il rischio di manomettere ulteriormente il testo finale.


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  • "Secondo punto. Il nome divino era presente nelle copie delle Scritture Ebraiche usate al tempo di Gesù e nelle copie della traduzione greca dei LXX utilizzate dagli apostoli. Questi frammenti (alcuni del I secolo a.c. ma altri del I secolo d.c. o oltre) dimostrano inconfutabilmente che il Nome Divino era liberamente usato nel periodo apostolico. Quindi la tesi secondo cui gli ebrei nel tradurre le Scritture dall’ebraico al greco sostituirono il Tetragramma con Kyrios (Signore) è priva di fondamento. Il Tetragramma era presente nelle prime versioni greche della Bibbia ebraica. "


Non si tratta di stabilire se il nome divino venisse pronunciato o meno nel I secolo. Io sono libero, ex absurdo, di scrivere una intera enciclopedia su un personaggio, e per qualsiasi motivo assurdo ed inspiegabile, non riportare mai il suo nome. Assurdo? Certamente! Ma in mancanza di prove, i posteri non avranno alcuna autorità di aggiungere quel nome su una enciclopedia che io ho scritto. Citare i frammenti della versione LXX del V.T., non giustifica l'inserimento senza criterio del nome divino nel N.T. Tali scritti provano che molto probabilmente il nome divino era presente anche nel N.T., ma è bensì scorretto ignorare i manoscritti a disposizione e aggiungere in modo arbitrario e senza criterio ciò che nel testo non è presente.


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  • "Terzo punto. Non c’è alcuna prova che al tempo di Cristo e degli apostoli ci fosse una diffusa ostilità verso l'uso del Tetragramma nell’adorazione. Come detto sopra la superstizione ebraica non era unanime al tempo di Gesù. Pare fossero i sacerdoti ad avere remore mentre i farisei lo usavano liberamente. Il Nome era presente nelle copie delle Scritture in ebraico. Era presente nella versione greca della LXX usate dalla diaspora. Era presente in libri non biblici. Queste sono chiare ed evidenti prove indirette." I critici che le minimizzano e fanno obiezioni pretestuose si convincerebbero forse se avessimo registrate su supporto magnetico le voci delle persone viventi nel primo secolo e sentissero con le loro orecchie il Tetragramma? O penserebbero, anche in questo caso, che i Testimoni di Geova hanno fatto ricorso a trucchi? L'obiezione dei critici non ha senso né dal punto di vista logico e nemmeno dal punto di vista storico! "


E' perfettamente inutile dimostrare che il nome divino fosse tranquillamente in uso fino ai primi secoli d.C. Non occorre nessuna registrazione su nastro magnetico, non occorrono filmini nè viaggi nel tempo, è sufficiente un manoscritto che legittimi la scelta fatta dai traduttori della TNM, in assenza del quale tale scelta diventa ingiustificata e ingiustificabile.


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  • "Quarto punto. Ci sono valide prove indirette per ritenere che Cristo e gli apostoli usassero liberamente il Tetragramma. Che Gesù usasse il nome divino è confermato dall'accusa fatta secoli dopo la sua morte dagli ebrei, accusa secondo cui, se egli compiva miracoli, era "solo perché si era impadronito del nome 'segreto' di Dio". - The Book of Jewish Knowledge. "


Le prove indirette che attestano l'uso del tetragramma da parte di Gesù e degli apostoli sono del tutto marginali. La traduzione di un brano da una lingua all'altra non è un'opinione nè una teoria, è una "scienza" e come tale necessita di un criterio. In mancanza di testi scritti originali, non è possibile adottare nessun criterio per inserire il nome divino dove è assente. Qualunque sia l'importanza teologica del tetragramma (che io assolutamente non discuto), ciò non giustica nel modo più assoluto la scelta fatta dai traduttori della TNM. Affinchè si abbia una buona traduzione è indispensabile attenersi a ciò che si legge, non a ciò che si crede sia stato scritto nel manoscritto originale ormai perduto.


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  • "Quinto punto. Matteo compose il suo Vangelo in ebraico. Nel IV secolo, Girolamo, traduttore della Vulgata latina, riferì: "Matteo, che è anche Levi, e che da pubblicano divenne apostolo, per primo compose un Vangelo di Cristo in Giudea nella lingua e nei caratteri ebraici... Non si sa con sufficiente certezza chi l'abbia poi tradotto in greco. Inoltre l’ebraico stesso è conservato fino a questo giorno nella biblioteca di Cesarea". Le evidenze circa la stesura originaria in ebraico del Vangelo di Matteo sono enormi e inconfutabili. Dato che Matteo scrisse in ebraico, è inconcepibile che non abbia usato il nome di Dio, specialmente nel citare brani dell’"Antico Testamento" che lo contenevano. "


Ammettendo che il vangelo di Matteo originariamente fosse scritto in ebraico (occorrerebbe verificare), sarebbe certamente inverosimile credere che omettesse completamente il nome divino. Questo assunto può certamente aiutare il cristiano in ambito teologico, ma non giustifica assolutamente la scelta fatta dai traduttori della TNM. Non avendo prove certe, si è nell'impossibilità di stabilire un criterio: in base a cosa Kyrie viene tradotto a volte Geova e a volte Signore? Considero inoltre puerile la polemica mossa contro le altre traduzioni! Sono d'accordo nel dire che in commercio esistono moltissime traduzioni ben peggiori, che utilizzano criteri assai discutibili, ma chi pone delle scelte traduttive senza criterio è ben peggiore di chi usa criteri anche se discutibili. Non vorrei scendere in polemica, ma considero davvero grossolano e pretestuoso questo genere di discorsi. I tdG che per le strade e per i citofoni sputano veleno contro "Babilonia la Grande", molto spesso anche mentendo, con quale diritto pretendono che "Babilonia la Grande" non reagisca mostrando i molti errori del Corpo Direttivo? Chi è assiduo nel proselitismo deve essere anche cosciente che è esposto, più di tutti gli altri, a critiche e polemiche. Se polemizzassi su altre traduzioni, chiunque potrebbe rispondermi: "Se non ti piace non la acquistare, non ho mai bussato a casa tua per farti leggere la mia bibbia." Attuando invece un programma di fitto proselitismo, i tdG sono necessariamente esposti a diversi contraccolpi, cosa pretendono? Questo vittimismo da parte loro è davvero deprimente.


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  • "Sesto punto. Un trattato polemico anticristiano scritto nel XIV secolo dal medico ebreo Shem-Tob ben Isaac Ibn Shaprut. Quest'opera contiene un testo ebraico del Vangelo di Matteo. Si ha motivo di ritenere che, anziché essere una retroversione dal latino o dal greco fatta all’epoca di Shem-Tob, questo testo di Matteo sia molto antico e sia stato scritto sin dall'inizio in ebraico. In questo testo di Matteo ricorre 19 volte l'espressione hash•Shem', per esteso o abbreviata. L’espressione ebraica hash•Shem' significa "il Nome", ed è una circonlocuzione per il nome divino. "


Il trattato polemico anticristiano del medico ebreo Sherm- Tob Ben Isaac Shaprut è presente un testo del Vangelo di Matteo (questa informazione sarebbe da verificare), scritto in ebraico, in cui si fa menzione del nome divino. A noi oggi non importa sapere se quel testo del vangelo fosse originale o una traduzione fatta dal greco o dal latino. L'origine del testo è del tutto marginale. Le argomentazioni proposte sono utili a fini culturali, non traduttivi. Quel testo potrebbe stabilire un criterio, per quanto discutibile, sull'inserimento del nome divino solamente in quel determinato passo del vangelo di Matteo, ma non potrebbe mai giustificare il fatto che nel vangelo di Luca della TNM ad esempio, il nome Geova compaia 35 volte (di cui solo 9 sono citazioni del V.T.). Esistono manoscritti degli Atti dell'apostoli, dell' Apocalisse, delle lettere apostoliche e di tutti e quattro i vangeli, a conferma della scelta fatta dalla TNM? No? Dunque non è nemmeno possibile stabilire un criterio, a meno che non si decida di tradurre sempre Kyrie con Yhvh. Un criterio, discutibilissimo ma pur sempre un criterio, sarebbe stato quello di menzionare il nome di Yhvh solamente nei passi che contengono citazioni del V.T. Considero alquanto grottesco che una società che sguinzaglia per le strade i propri adepti per sputare veleno contro gli altri culti, presenti una bibbia tradotta in modo tanto grossolano.


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  • "Perché allora muovere tale accusa a chi segue lo stesso criterio nel ripristinare il tetragramma nelle Scritture Greche Cristiane? Purismo o avversione per il Nome Divino? Non è forse indice di pregiudizio religioso nei riguardi dei Testimoni di Geova? "


Nessuna avversione! Affinchè la scelta della TNM sia legittimata occorre un testo scritto che suffraghi tale scelta, in mancanza del quale abbiamo solo ipotesi che, per quanto verosimili e probabili, rimangono esclusivamente delle ipotesi. Quantitativamente è stato scritto molto, ma qualitativamente non è stato scritto nulla di esauriente. Le "prove indirette" indicate infatti non giustificano l'inserimento del nome "Geova" nel N.T., dimostrano soltanto che gli apostoli probabilmente non erano ostici ad utilizzare tale nome.
"Ma come abbiamo visto le prove indicate sono valide e giustificano il ripristino del nome divino nelle Scritture Greche Cristiane. "
Quali sarebbero, di grazia, i fatti reali che giustificherebbero l'inserimento del tetragramma nel N.T.? E' stato solamente dimostrato che la LXX ebraica utilizza il nome divino e che molto probabilmente veniva utilizzato anche dai manoscritti originali del canone greco-cristiano. Che sia presente il tetragramma nel V.T. è certamente una scoperta inedita e sensazionale che passerà alla storia, ma certamente insufficiente, ironia a parte, a giustificare il suo inserimento nel Nuovo Testamento.
I manoscritti che presentano il tetragramma sono dell' Antico Testamento, non del Nuovo. Secondo questo ragionamento, siccome nell' A.T. sussiste il tetragramma allora deve essere inserito anche nel N.T.? Per ottenere questa conclusione non era nemmeno necessario citare le versioni della LXX greca utilizzate dagli apostoli, in quanto tale posizione equivale ad una semplice presa di posizione.


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  • " Ciò nonostante, diverse traduzioni della Bibbia sia cattoliche che protestanti, basandosi su considerazioni teologiche e su codici ebraici posteriori alla Settanta della chiesa cristiana (i manoscritti del Testo Masoretico risalgono al medioevo) riportavano, chi poche, chi migliaia di volte, il nome divino, senza incorrere nell'accusa di aver alterato il testo sacro o di aver abusato di un'ipotesi. "


Non conosco nel dettaglio le versioni cattoliche e protestanti che inserivano il nome divino nell'A.T. Ciò che importa è che, per vostra stessa ammissione, non si basarono esclusivamente su considerazioni teologiche ma anche (e soprattutto) sui "codici ebraici". Ebbero quindi gli strumenti per stabilire il criterio, strumenti inesistenti per quanto riguarda il Nuovo Testamento. Mi sia permessa anche una considerazione. Se esistono versioni della cristianità che avevano ripristinato il nome divino, evidentemente la Traduzione del Nuovo Mondo non è l'unica ad avere questo merito, concetto base utilizzato dai tdG per avvalorare invece tale traduzione.


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  • "Perché allora muovere tale accusa a chi segue lo stesso criterio nel ripristinare il tetragramma nelle Scritture Greche Cristiane? Purismo o avversione per il Nome Divino? Non è forse indice di pregiudizio religioso nei riguardi dei Testimoni di Geova? "


Lo stesso criterio? Quale criterio di grazia? Il tetragramma è stato inserito nelle scritture greche- cristiane senza alcun criterio. I traduttori si sono semplicemente limitati a tirare a sorte per stabilire in quali passi tradurre letteralmente "Kyrie" e in quali renderlo con Yhvh. No, nessun pregiudizio. Questo genere di vittimismo designa un approccio molto pericoloso perchè impedisce a priori l'analisi e l'autocritica.


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  • "Queste prove indirette indicano che il Tetragramma era usato in epoca apostolica e venne certamente incluso nella compilazione degli scritti neotestamentari. "


Non è importante stabilire l'importanza del nome proprio nella bibbia, questo discorso è utile in campo teologico ma non traduttivo. Non è la traduzione ad essere condizionata alla teologia, ma è l'esatto contrario. E' scorretto condizionare la traduzione su basi teologiche preconcette, poichè è la teologia ad essere basata sulla rivelazione che deve essere tradotta nel modo più fedele possibile. Mi permetto di aggiungere un'opinione personale. Il nome divino è presente in antiche monete europee, è presente in molte chiese e persino in una raffigurazione all'interno della Basilica di S. Pietro. In realtà i testimoni di Geova sono soliti utilizzare "Geova" anche per "condire l'insalata" al solo scopo di apparire come "un popolo per il suo nome" (At 15, 14), ma onestamente non spetta certo a loro tale primato. Quando cercano di dimostrare l'importanza teologica del tetragramma, i tdG sono i primi a mostrare le foto di tutte le sue raffigurazioni all'interno delle chiese appartenenti alla cristianità, nessuno che si sia però mai fermato a riflettere sul perchè "Babilonia la Grande" raffiguri un nome che a loro parere vorrebbe nascondere. A tutto c'è un perchè.


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  • "Le osservazioni dei critici non reggono pertanto ad un accurato esame. Sono pretestuose. In molti casi sono vere e proprie bestemmie verso il loro stesso Dio e che è lo stesso Dio che i Testimoni di Geova adorano. Questo è un comportamento strano e scorretto. I Testimoni di Geova non rendono culto ai santi cattolici. Ma non per questo li bestemmiano o li ingiuriano. "


Finalmente salta fuori la disonestà. Qual è il nesso tra la critica ad una traduzione e la bestemmia? Muovere dissensi equivale a bestemmiare la divinità? Da quando? Io non sono cristiano, non adoro Yhvh ma non l'ho assolutamente bestemmiato; in questa sede non ho nemmeno messo in discussione i concetti biblici, sto solamente contestando la Traduzione del Nuovo Mondo in quanto traduzione da una lingua all'altra, non certo nei suoi contenuti. Alcuni tdG hanno bussato a casa mia e me l'hanno proposta, io ho accettato ed ora ho tutto il diritto di muovere queste contestazioni. Non sono stato io ad andare in sala del Regno a chiedere la TNM. Lo stesso concetto vale per me esattamente come per tutti gli altri. Le traduzioni cattoliche e protestanti traducono Yhvh come se traducessero Adonai, criterio discutibilissimo, senz'altro opinabile, ma pur sempre un criterio. Nel momento in cui un folto gruppo di persone decide di scendere in piazza per criticare aspramente tutte le religioni, non può certo pretendere di presentare una versione biblica i cui anonimi traduttori hanno fatto scelte traduttive senza un apparente criterio ma avvallate solo da "prove indirette", e non ricevere delle critiche. In questo caso occorre essere disponibil al dibattito e alla contestazione. I traduttori della TNM hanno preferito rimanere anonimi per poter dare gloria esclusivamente a Yhvh senza guadagnare alcun merito agli occhi dell'uomo. I testimoni di Geova sono consapevoli dell'assurdità di questa giustificazione? Traducendo una versione di Cicerone e pubblicandola, io non divento partecipe del merito esclusivo di Marco Tullio Cicerone, mi rendo invece responsabile della traduzione che ho svolto. Chiunque abbia almeno una preparazione liceale e sia abituato a tradurre in italiano da lingue antiche, concepisce che la spiegazione data dal corpo dei traduttori della TNM è assurda, grossolana, ridicola.
Il presidente della Repubblica, il presidente del consiglio, il medico, l'avvocato, il commerciante, il poliziotto, il finanziere, il direttore, l'operaio, l'insegnante, il collaboratore scolastico, il commesso, nessuno... nessuno può assolutamente vantare il diritto di mantenere l'anonimato nel momento in cui ha delle responsabilità, nel momento in cui risponde ad altri del proprio operato. I terroristi, le brigate rosse e i traduttori della TNM al contrario hanno familiarità con l'anonimato. Questa la dice davvero lunga! Sono fatti non parole! Chiunque abbia un minimo di intelligenza, davanti a questa pesante constatazione, non può trincerarsi dietro il versetto biblico di Mt 5, 11 fossilizzandosi in un mero vittimismo e accusare tutto il mondo di avere pregiudizi nei confronti dei testimoni di Geova.
Nessuno nasconde il nome di Yhwh! Il tetragramma è presente in molte chiese, come gli stessi tdG ammettono, e sebbene il suo uso sia limitato non è nemmeno occultato. Gli affreschi e le raffigurazioni sacre sono state fatte da artisti pagati dal Vaticano, non da angeli scesi dal cielo di nascosto per incidere il nome di Yhvh.


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"Con quale autorità i Testimoni di Geova hanno inserito il nome divino nel Nuovo Testamento...?
Risposta: Con la stessa autorità con cui i teologi e traduttori biblici hanno eliminatoi il nome divino dal V.T."

Come dire: "Io rubo una caramella perchè l'ha rubata anche lui. Io sono innocente perchè l'ha rubata prima lui."


Aggiungere il nome divino dove è assente è una interpolazione nella stessa misura in cui è interpolazione toglierlo dove è presente, nè più nè meno. Le versioni bibliche redatte dagli aderenti di "Babilonia la Grande" sono manipolate poichè la falsa religione è governata dal padre della menzogna, la TNM invece? A parità di errore, per quale motivo i tdg condannano l'errore della cristianità e non condannano quello dello schiavo fedele e discreto? I versetti finali del libro di Rivelazione parla chiaro su ciò che è poco gradito agli occhi di Yhvh: niente sia aggiunto, niente sia tolto (Riv 22, 18-21). D'altronde credo che fare "due pesi e due misure" sia una costante della predicazione dei testimoni di Geova e ho avuto modo di dimostrarlo in maniera molto schietta. Incoraggio la società Torre di Guardia a tradurre di nuovo l'intera bibbia, a fare ciò utilizzando i testi originali e non le versioni inglesi, oppure cambiare linea di condotta sull'accusa di occultare il nome divino. E' agghiacciante commettere delle interpolazioni e puntare contemporaneamente il dito sulle manomissioni altrui. Sotto questo punto di vista, accusando Babilonia la Grande, condannano anche se stessi. Mt 7, 1-5 ; Lc 6, 37 ; Rm 2, 1
Questo è quanto.


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Da "Tutta la scrittura è ispirata da Dio e utile" pag. 327
"La traduzione del Nuovo Mondo non è la prima a ripristinare il nome divino nelle Scritture Greche Cristiane. Almeno dal XIV secolo in poi, molti traduttori hanno ritenuto doveroso rirpistinare il nome di Dio nel testo, particolarmente nei casi in cui gli scrittori delle Scritture Greche Cristiane citano passi delle Scritture Ebraiche che contengono il nome divino. Molte versioni missionarie in lingue moderne, incluse traduzione delle Scritture Greche adoperate in Africa, in Asia, in America e nelle isole del Pacifico, usano liberamente il nome Geova, e altrettanto fanno alcune traduzioni in lingue europee. In tutti i casi in cui viene reso il nome divino, non c'è più dubbio sull'identità del "signore" a cui si riferisce (il minuscolo di "signore" non è mio NDA). E' il Signore del cielo e della terra, Geova, il cui nome è santificato dall'uso specifico e inconfondibile che ne fa la Traduzione del Nuovo Mondo delle Sacre Scritture."


Ogni paragrafo di ogni pubblicazione, rivista o volantino edito dalla società Torre di Guardia è accompagnato da alcune domande di approfondimento che hanno lo scopo di testare la comprensione del lettore circa il paragrafo letto. Anche per il paragrafo riportato integralmente sopra, il corpo direttivo propone alcune domande di approfondimento che cito:
a. Quali precedenti ci sono per ripristinare il nome divino nelle Scritture Greche Cristiane?
b. Quale dubbio viene così eliminato?

In realtà sono altre le domande che la persona onesta si pone leggendo questo articolo:

  • Quali sono le precedenti traduzioni che avrebbero ripristinato il nome Geova nelle Scritture Greche Cristiane?
  • Per quale motivo non vengono citate dando così modo al lettore di verificare?
  • In quali versetti lo ripristinano e con quale criterio? Come hanno giustificato questa scelta?
  • Per quale motivo un testo ufficiale redatto dalla stessa società Torre di Guardia, giustifica la scelta della TNM in base ai precedenti e non in base ad un criterio solido?
  • Per quale motivo viene liquidato con un solo paragrafo e argomentato in maniera tanto sommaria una tesi per niente banale che andrebbe invece discussa in maniera molto più dettagliata?
  • Per quale motivo, come dichiara la pubblicazione, è necessario aggiungere (non ripristinare) il nome Geova nel N.T. per eliminare dubbi sull'identità del "signore"?



Confutazione della confutazione
(seconda parte)



Gli autori del primo articolo hanno cercato di confutare alcune obbiezioni mosse alle loro argomentazioni. Riporto anche il secondo articolo confutando ancora, punto per punto, come fatto sopra per il primo articolo, tutte le presunte argomentazioni.

  • “Ad oggi però, non abbiamo alcun manoscritto che riporti il Tetragramma in nessun libro del Nuovo Testamento (da Matteo ad Apocalisse o Rivelazione). Pertanto la posizione della Traduzione del Nuovo Mondo, che ripristina il nome divino nella forma GEOVA 237 volte nelle scritture Greche, può sembrare senza basi.”


Non senza basi, ma senza criterio. Le basi possono essere tantissime, ma nell'impossibilità di stabilire un criterio, ogni traduzione che si discosti dai manoscritti disponibili diventa un abuso.


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  • Nell’articolo precedente abbiamo spiegato le ragioni, filologiche ed esegetiche, per cui il nome divino deve essere presente anche nel Nuovo Testamento. Chi è interessato può leggere l’articolo Il nome Divino nella Bibbia: Abuso di un'ipotesi?


Il testimone di Geova che ha curato l'articolo precedente e questo presente, sa cosa sia la filologia? Sostenere che il tetragramma nel N.T. Sia un ripristino anzichè un'aggiunta equivale a non conoscere nemmeno la definizione di filologia. Sostenere che sia corretto il "ripristino" di Geova nelle scritture greche, solamente sulla base di prove indirette (si parla inoltre di prove storiche) non ha nulla a che fare con la filologia. Passi il discorso delle prove esegetiche, ma in questo caso, i tdG mi perdoneranno, occorre poter muovere un rimprovero. Non si traduce un testo partendo da considerazioni esegetiche, ma si costruiscono considerazioni esegetiche dopo aver tradotto e analizzato il testo nella maniera più corretta e obbiettiva. Altrimenti la traduzione è corrotta da un pregiudizio dottrinale.


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  • “Secondo questa tesi ci fu una apostasia dal vero cristianesimo che esplose, in tutta la sua forza, dopo la scomparsa degli apostoli. Questa apostasia ebbe come conseguenza l’alterazione del testo biblico. Prove di questa alterazione si riscontrano in ciò che è avvenuto alle copie della Settanta. P. E. Kahle dice: Ora sappiamo che il testo greco della Bibbia [la Settanta] in quanto scritto da ebrei per ebrei non traduceva il nome divino con kyrios, ma in tali MSS [manoscritti] era conservato il Tetragramma scritto in caratteri ebraici o greci. Furono i cristiani a sostituire il Tetragramma con kyrios, quando il nome divino scritto in caratteri ebraici non era più comprensibile. (The Cairo Geniza, Oxford, 1959, p. 222)"


Interessante! Se esistono prove che il testo biblico sia stato alterato, questa considerazione rende invalida completamente la testimonianza neotestamentaria, nell'impossibilità infatti di discernere cosa sia stato alterato e cosa sia rimasto intatto, nessuna persona sana di mente corre il rischio di affidare la propria vita ad un libro che possa essere parola di uomo anzichè Parola di Dio.


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  • "Molti sanno che la Bibbia nel tempo ha dovuto subire notevoli attacchi che ne hanno messo in pericolo l’integrità. Ma pochi sono consapevoli dei tentativi di corruzione del testo operati da scribi poco onesti. Facciamo qualche esempio. Matteo 24:36. In questo brano, a proposito della “grande tribolazione”, alcune versioni della Bibbia (citiamo ad esempio, quella di G. Ricciotti) dicono: “In quanto poi al giorno e all’ora, nessuno li sa, neppure gli angeli del cielo, ma solo il Padre”. Si noti che mancano le parole “né il Figlio”, che però compaiono in molte altre traduzioni. Perché mancano? Evidentemente questo versetto preoccupava i sostenitori della Trinità! Infatti, come poteva il Figlio non conoscere cose che il Padre conosce se i due sono coeguali? Commentando Matteo 24:36, “The Codex Sinaiticus and The Codex Alexandrinus”, un testo pubblicato dagli amministratori del British Museum, spiega: “[I manoscritti biblici] Sinaitico e Vaticano aggiungono, dopo cielo, le parole né il Figlio, che a quanto pare è la lezione originale, in seguito omessa per timore di equivoci dottrinali”. 1 Giovanni 5:7,8 Questo brano in alcune versioni presenta una glossa nota come Comma Giovanneo. La versione Diodati traduce: “Tre son quelli che testimoniano nel cielo: il Padre, e la Parola, e lo Spirito Santo; e questi tre sono una stessa cosa. Tre ancora son quelli che testimoniano sopra la terra: lo Spirito, e l’acqua, e il sangue; e questi tre si riferiscono a quell’una cosa”. Circa questo passo trinitario, F. H. A. Scrivener, esperto di critica testuale, scrisse: Non esitiamo a dichiarare la nostra convinzione che le parole in questione non furono scritte da S. Giovanni: che furono originariamente introdotte in copie latine in Africa da una glossa marginale, dove erano state collocate come pia e ortodossa annotazione sul v. 8: che dal latino finirono in due o tre tardi codici greci, e da lì nel testo greco stampato, dove non avevano alcun diritto di trovarsi. — A Plain Introduction to the Criticism of the New Testament (Cambridge, 1883, 3a ediz.), p. 654. Uno zelante scriba trinitario aveva pensato bene di inserire una nota che conferma la sua dottrina nota che poi passò nel testo principale e per secoli venne usata come prova di una dottrina non insegnata nella Bibbia. "


Quello che è scritto è reale ma esiste una gigantesca differenza tra il comma giovanneo e l'aggiunta del nome divino nel N.T. Sono davvero pochi i cattolici che conoscono il comma giovanneo e nessuno lo utilizza come prova a sostegno della Trinità. Nessuno poi difende quella scelta traduttiva che è passata alla storia come una autentica e grossolana interpolazione. Perchè i tdG non assumono lo stesso atteggiamento nei confronti del nome "Geova" nel N.T.? Forse le interpolazioni altrui legittimano quelle dei tdG? Secondo quale criterio l'interpolazione della Ricciotti è sbagliata invece è giusta quella della TNM? L'articolo che sto confutando vorrebbe far credere che la scelta traduttiva della TNM sia in realtà un ripristino dovuto a interpolazioni precedenti, ma ciò è completamenbte scorretto. Equivale a interpolazione qualsiasi aggiunta o taglio nel testo che si sta traducendo.


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  • "Manomissione del testo biblico. Come si può qui notare, il manoscritto ebraico …di De 32:3, 6 contiene il nome divino. Anche la traduzione greca dei Settanta (P. Fouad Inv. 266, al centro) del medesimo passo contiene il nome divino in caratteri ebraici. Si noti però che nel codice Alessandrino, del V secolo E.V., in quegli stessi versetti il nome divino non c’è più. Fu semplicemente eliminato. Non venne tradotto con un equivalente greco, bensì sostituito con una forma abbreviata della parola greca Kyrios (Signore)"


Certamente eliminare il tetragramma da V.T. equivale ad una interpolazione. Tale atteggiamento è filologicamente da condannare tanto quanto quello dei traduttori della TNM. Tutto ciò è assolutamente fuori discussione.


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  • "Altri tentativi di corruzione. A volte il lavoro dei copisti e dei traduttori fu influenzato da considerazioni diverse dall’amore per la Parola di Dio. Esaminiamo altri tre esempi: 1. I samaritani costruirono sul monte Gherizim un tempio rivale di quello di Gerusalemme. A sostegno di ciò, nel Pentateuco samaritano fu fatta un’interpolazione in Esodo 20:17. Fu aggiunto il comando, come se fosse appartenuto al Decalogo, di costruire un altare di pietra sul monte Gherizim e di offrirvi sacrifici. 2. La persona che per prima tradusse il libro di Daniele per la Settanta greca si prese delle libertà nella sua versione. Inserì frasi che a suo giudizio dovevano spiegare o ampliare ciò che diceva il testo ebraico. Omise particolari che pensò potessero urtare i lettori. Quando tradusse la profezia sul tempo in cui sarebbe comparso il Messia, contenuta in Daniele 9:24-27, falsificò il periodo di tempo dichiarato e aggiunse, alterò e spostò delle parole, a quanto pare per far credere che la profezia sostenesse la lotta dei Maccabei. 3. In Francia, Luigi XIII (1610-43) autorizzò Jacques Corbin a tradurre la Bibbia in francese per contrastare gli sforzi dei protestanti. Con questo scopo in mente, Corbin inserì nel testo delle interpolazioni, fra cui un riferimento al “santo sacrificio della messa” in Atti 13:2. "


Torno a ripetere: che la bibbia abbia subito varie interpolazioni nel testo orginale non è assolutamente una novità, questo dato però non giustifica nessuno che voglia interpolare ulteriormente il testo, anzi, in mancanza di manoscritti originali e nell'impossibilità di verificare il reale messaggio, l'intera testiomonianza neotestamentaria è messa in discussione. Non esistono davvero vie di mezzo!


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  • "Come mai Dio non impedì questi tentativi? La Torre di Guardia del 1/10/1997 a pag. 13-14 fa questo commento: Geova non impedì che la sua Parola subisse queste manipolazioni né esse cambiarono il Suo proposito. Che effetto ebbero? I riferimenti al monte Gherizim aggiunti dai samaritani non resero la loro religione lo strumento usato da Dio per benedire il genere umano. Al contrario, dimostrarono che, sebbene la religione samaritana asserisse di credere nel Pentateuco, non era affidabile in quanto a insegnare la verità. (Giovanni 4:20-24) L’alterazione delle frasi nella Settanta non impedì al Messia di arrivare nel tempo predetto dal profeta Daniele. Inoltre, anche se nel I secolo era in uso la Settanta, si ha motivo di ritenere che gli ebrei fossero abituati a sentir leggere le Scritture in ebraico nelle sinagoghe. Di conseguenza, mentre si avvicinava il tempo dell’adempimento della profezia, “il popolo era in aspettazione”. (Luca 3:15) In quanto alle interpolazioni fatte in 1 Giovanni 5:7 per sostenere la Trinità e in Atti 13:2 per giustificare la messa, non cambiarono la verità. E col tempo le frodi vennero completamente smascherate. La grande quantità di manoscritti biblici in lingua originale giunti fino a noi consente di verificare l’accuratezza di qualunque traduzione." Le interpolazioni passate di 1Giovanni 5,7, At 13,2 ed il discorso riguardante il monte di Ghezerim dimostrano ben poco. Interpolare il testo equivale a commettere errori di traduzione ma non minacciano l'integrità del testo originale. Chiunque aveva conoscenza del greco e dell'ebraico aveva modo di consultare le fonti e verificare. Ad ogni modo tali interpolazioni vennero condannate solo nel momento in cui, verificando sui manoscritti più antichi, vennero compresi come tali. "Questa citazione mostra due cose: 1. che nonostante i tentativi di manomissione il testo che oggi abbiamo è sostanzialmente fidato. Contiene, in sostanza, il messaggio che Dio voleva giungesse al genere umano: che la salvezza è provveduta tramite il seme, il Regno di Dio e che chi lo desidera può ricevere la vita eterna. 2. che contrariamente a quanto affermano i nostri oppositori religiosi i testimoni di Geova sono perfettamente consapevoli degli attacchi che ha subito la Bibbia ma, dalle prove raccolte, hanno fiducia che il testo biblico che oggi è giunto in nostre mani è stato preservato. "


Punto primo è sintatticamente scorretto e illecito iniziare un periodo con il "Che", a meno che non si abbandonino i due punti. Punto secondo: come possono sapere che il messaggio biblico sia sostanzialmente invariato in mancanza di testi originali? La salvezza è stata provveduta tramite il seme? Se il messaggio neotestamentario fosse stato manomesso sulle modalità della pura adorazione e sulle modalità per acquisire la salvezza? L'argomentazione proposta è un non sense: la bibbia è stata manomessa perchè sono state scoperte varie manomissioni, ma il messaggio principale è invariato perchè non vi sono prove contrarie. Questa tesi è concettualmente pretestuosa. Nel momento in cui esistono prove smascherate di varie manomissioni, fino a prova contraria, l'intero testo è invalido.


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  • "Da quanto precede possiamo capire che Dio non ha impedito ai suoi nemici di tentare di manipolare e corrompere la sua parola. In molti casi è stato possibile ricostruire la lezione originale solo dopo attente ricerche. In qualche caso (ad esempio il Comma Giovanneo) si è dovuto attendere qualche secolo prima che la lezione originale venisse ripristinata. Ma nonostante le interpolazioni e i tentativi di manomissione il messaggio centrale, la venuta del seme, la salvezza provveduta dal Regno e la santificazione del nome divino, è arrivato inalterato. In buona sostanza, anche se qualche dettaglio poteva, in qualche periodo storico, non essere chiaramente compreso, il messaggio fondamentale era sempre perfettamente comprensibile. Dio (che non è un pignolo) ha fatto sì che il messaggio centrale arrivasse inalterato, che le alterazioni non rendessero irriconoscibile il testo o fossero tanto gravi da compromettere il messaggio fondamentale. Inoltre ha fatto si che uomini sinceri e devoti potessero utilizzare le prove a loro disposizione e ripristinare la lezione originale."


In base a quale prova concreta viene dichiarato che il messaggio centrale è limpido e privo di manipolazioni? La bibbia è stata manomessa nei secoli? Si. L'uomo ha avuto modo di verificare la "lezione originale" in molti casi? Si. Si è in grado di verificare se il messaggio centrale sia rimasto inalterato nei secoli avendo a disposizione tutti i manoscritti originali? No.


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  • "Se questo ragionamento è valido per gli esempi citati sopra (e le prove storiche indicano di si) perché non dovrebbe essere accaduta la stessa cosa per il nome divino nel Nuovo Testamento? Se hanno tentato di manipolare il Tetragramma dal Vecchio Testamento e dalla versione greca dei LXX (e solo grazie alle scoperte del nostro secolo abbiamo la lezione originale) perché non avrebbero potuto farlo con il Nuovo Testamento? E se Dio non ha impedito i tentativi sopra esposti, ma ha fatto si che si raccogliessero prove interne ed esterne utili per ripristinare la lezione originale, perché avrebbe dovuto impedire la manomissione del Nuovo Testamento?"


E no! Nei casi precedenti di interpolazione Dio non ha fornito prove indirette interne ed esterne al fine di ripristinare la lezione originale, ma ha tuttalpiù "incoraggiato" il ritrovamento di testi antichi che potessero fornire criteri filologici più accurati di traduzione. Gli esempi citati dimostrano ben poco, dimostrano esclusivamente che la bibbia ha subito molte modifiche nel tempo. Se Dio non incoraggia anche ora il ritrovamento di manoscritti che legittimino la presenza del suo nome nel N.T. Vuol dire che non ha la volontà che, almeno per ora, la presunta lezione originale venga ripristinata; data l'impossibilità di ripristinarla in mancanza di manoscritti come punti di riferimento.


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  • "D’altra parte ha fatto sì che le prove esterne ed interne fossero tali da permettere la ricostruzione della lezione originale. Anche con il testo neotestamentario privo del Tetragramma, il messaggio principale era rimasto inalterato e le prove accumulate nel tempo avrebbero permesso di ripristinarlo"


Qualcuno, di grazia, mi spiega come è possibile ripristinare la lezione originale senza testi originali? Nella TNM il nome divino ricorre più di 200 volte. Se nei manoscritti originali fosse ricorso in versetti diversi? Se fosse ricorso più di mille? Se fosse ricorso meno di cinquanta? Torno a ripetere: nell'impossibilità di stabilire un criterio da fonti più antiche, ogni aggiunta o eliminazione è una interpolazione. Punto.


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  • "Inoltre, lo scopo per cui Dio ispirò quest’altra parte delle Scritture non era quello di mostrare quale è il suo nome e cosa significa per il genere umano perché questo era stato già fatto nel Vecchio Testamento. (Esodo 3:14,15) Lo scopo per cui fu ispirato il Nuovo Testamento è riassunto in maniera mirabile dall’evangelista Giovanni che scrisse: Ma questi sono stati scritti affinché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e affinché, credendo, abbiate la vita per mezzo del suo nome.- Giovanni 20:31"


Tutto ciò è grottesco, viene commessa e difesa e legittimata una interpolazione del testo per uno scopo che, per vostra stessa ammissione, è altamente trascurabile dato che, a dir vostro, tale scopo era stato già assolto dal Vecchio Testamento.


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  • "Se lo scopo principale del Nuovo Testamento è indicarci che tramite Gesù si adempiono tutte le promesse fatte ai profeti è evidente che questo era il messaggio principale che andava preservato in questa porzione della Bibbia. (2 Corinti 1:20; Rivelazione 19:10) D’altra parte i riferimenti al Nome di Dio nel Nuovo Testamento sono talmente evidenti da rendere palese la sua presenza anche in questa porzione della Bibbia. – Matteo 6:9; Giovanni 12:28; 17:6,26; Ebrei 6:10"


Questa spiegazione è alquanto discutibile. Il cristiano crede per fede che le profezie del Vecchio Testamento si siano adempiute, ma le prove storiche sono scarse e discutibili, nonostante gli arrampicamenti sugli specchi di tutti i cristiani. Riguardo al nome divino siamo fermi, in situazione di stallo, sempre sullo stesso concetto. Se anche scendesse Yhvh in persona e chiedesse di inserire il nome divino nel N.T., senza indicare un criterio, i traduttori commetterebbero una interpolazione, giustificata da Yhvh quindi lecita, ma pur sempre una interpolazione.


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  • "Pertanto Dio ha preservato la sua parola scritta da corruzione e manomissione facendoci arrivare il messaggio principale inalterato e permettendo alle prove di giungere fino a noi per permetterci di ripristinare la lezione originale. Questo è accaduto nel Vecchio Testamento in molti luoghi e anche nel Nuovo con il ripristino del Tetragramma. Come scrive il Professor Furuli nel suo libro “Il ruolo della teologia e del pregiudizio nella traduzione della Bibbia” (Italia, Azzura 7 edizioni) a pag.163: “Nel caso della presenza di “Geova” nel NT non si tratta di informazione implicita, ma di critica testuale”. In pratica, quello che hanno compiuto i traduttori della TNM è una operazione di ricostruzione della lezione originale basandosi su prove interne ed esterne."


Per ripristinare la "lezione originale" occorre stabilire un criterio, occorre sapere esattamente dove, nel N.T. originale, era presente il tetragramma. Diversamente non è un ripristino ma una interpolazione.


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  • "Abbiamo già visto che il nostro Creatore ha fatto sì che il messaggio principale della Sua Parola scritta (la venuta di un seme che avrebbe liberato l’umanità dal peccato e dalla morte, rivendicato la sovranità di Dio e santificato il suo Nome) è stato preservato. Dio non ha impedito gli attacchi alla Sua Parola scritta ma ha fatto si che elementi interni ed esterni permettessero di ripristinare la lezione originale"


Se la lezione originale dichiarasse che Gesù fosse un profeta inviato come preludio del futuro e/o imminente messia, ma per opera dei malvagi funzionari di Babilonia la Grande, sia stato tutto modificato affinchè sembrasse tutto compiuto? Avremmo modo noi oggi di verificare? No? Allora evitiamo dichiarare assunti impossibili da dimostrare! Per inciso: non esistono manoscritti della LXX greca con il tetragramma, quindi io posso benissimo concludere che quei manoscritti predicavano un messaggio diverso dalla successiva versione in greco. Torno a ripetere: Yhvh non ha fornito prove indirette interne ed esterne nei casi precedenti di interpolazione, ha ispirato semmai il ritrovamento di manoscritti più antichi e più accurati. Se Yhvh non ha ispirato il ritrovamento di manoscritti più accurati affinchè fosse ripristinato il suo nome nel N.T. vuol che non ha interesse ad effettuare tale ripristino.


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  • "Le prove [dell’autenticità e corretta trasmissione del testo] sono costituite da migliaia di copie scritte a mano dei manoscritti biblici — circa 6.000 copie delle Scritture Ebraiche per intero o in parte e circa 5.000 delle Scritture Greche Cristiane — che sono sopravvissute fino ai nostri giorni. Un’attenta analisi comparata dei numerosi manoscritti esistenti ha permesso agli studiosi di individuare gli errori dei copisti e determinare la lezione originale. Riguardo al testo delle Scritture Ebraiche, lo studioso William H. Green poté quindi dire: “Si può affermare con sicurezza che nessun’altra opera antica ci è pervenuta in forma così accurata”. Simile fiducia si può avere nel testo delle Scritture Greche Cristiane."


Già! Siccome il V.T. è arrivato a noi in modo accurato allora non occorre dubitare anche del nuovo. Davvero grottesco! Faccio appello all'intelligenza umana affinchè comprenda il tenore di questa argomentazione.


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  • "A proposito della storia del testo delle Scritture Greche Cristiane e dei risultati della ricerca testuale moderna, Kurt Aland scrive: “In base a 40 anni di esperienza e con i risultati ottenuti esaminando... manoscritti in 1.200 passi comparati può essere stabilito che il testo del Nuovo Testamento è stato tramandato in modo ottimale, meglio di qualsiasi altro scritto dell’antichità, e che la possibilità di trovare manoscritti che ne cambierebbero sostanzialmente il testo è nulla”. — Das Neue Testament — zuverlässig überliefert, Stoccarda, 1986, pp. 27, 28"


Chi è Kurt Aland? Per quale motivo la sua opinione dovrebbe in qualche modo condizionare la mia? Un vizio dei testimoni di Geova, frequente e disonesto, è quello di recuperare qualsiasi frase o parolina pronunciata o scritta anche da un contadino o dall'autodidatta più sconosciuto, purchè riesca ad avvalorare le proprie tesi. Nel caso in cui tale Kurt Aland avesse ragione, se sostanzialmente il N.T. è stato tramandato in maniera accurata, l'ipotesi della presenza del tetragramma sarebbe senza valore.


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  • "Si può essere o meno d’accordo con l’interpretazione dei fatti storici proposta dai Testimoni di Geova. Ma il punto che ci preme dimostrare è che non c’è alcuna contraddizione nell’affermazione che il testo del Nuovo Testamento sia stato trasmesso sostanzialmente integro e nell’affermazione che il nome divino sia stato alterato negli stessi scritti; né c’è contraddizione nel ritenere che cristiani “apostati” dei secoli successivi al primo, abbiano manomesso la parte greca della Parola di Dio."


Certamente se la tesi del tetragramma nel N.T. è una teoria, la lingua italiana al contrario non lo è. Gli aggettivi "intatto" e "manomesso" non sono propriamente sinonimi. Concettualmente, anche una minuscola e invisibile manomissione invalida un testo il cui contenuto originale non è possibile verificare.


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  • "Dio ha lasciato che uomini che si professavano suoi servitori (ebrei e cristiani) copiassero il testo e ha fatto in modo, lasciando tracce evidenti -all’interno e all’esterno della stessa Bibbia – che il testo venisse preservato. In ogni caso il messaggio principale, la venuta del seme liberatore, è stato salvaguardato cosicché chiunque, qualsiasi versione della Bibbia legga, possa comprendere le Parole di Dio."


Di nuovo. Il cristiano crede per fede che il messaggio principale del N.T. sia la salvezza tramite il seme e che Gesù sia questo seme, ma se nel testo originale il messaggio fosse stato anticamente diverso? Abbiamo noi modo di verificare? No? Allora secondo il lessico italiano esiste un solo sostantivo per tale assunto: congettura.


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  • "Ci rendiamo conto che l’obiezione dei nostri critici parte, dal nostro punto di vista, da una serie di presupposti errati. Uno è che la prima parte della Bibbia, il cosiddetto Vecchio Testamento, sia meno importante del Nuovo. Il successivo è il considerare la dottrina della Trinità una chiave di lettura autentica della Bibbia."


Questo è alquanto discutibile. Io non sono cristiano, non credo nella Trinità eppure sto muovendo delle critiche su basi filologiche, le stesse critiche che muovono i cristiani alla TNM.


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  • "Il primo presupposto non tiene conto delle esplicite parole di Paolo in 2 Timoteo 3:16: "Tutta la Scrittura è ispirata da Dio e utile per insegnare, per riprendere, per correggere, per disciplinare nella giustizia." Come mostra il contesto Paolo parla delle Scritture Ebraiche o Vecchio Testamento che fino ad allora costituivano LE SCRITTURE della congregazione cristiana primitiva. (2 Timoteo 3:14,15) È quindi errato considerare le esplicite indicazioni del Vecchio Testamento sul Nome Divino come desuete. (Esodo 3:13-15) In realtà c’è un filo conduttore che dalle prime pagine della Bibbia porta alle ultime e l’importanza del Nome Divino vi appartiene a pieno titolo. – Rivelazione 3:12"


Grottesco! Il tetragramma è stato eliminato poichè lo dice il corpo direttivo, ma la bibbia è autentica poichè lo dice la bibbia. Sembrerebbe quasi una barzelletta. Se la Bibbia ha subito manomissioni ed interpolazioni varie durante il corso della storia, il versetto di 2 Timoteo 3,16 viene messo in discussione e invalidato insieme al resto della Bibbia.


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  • "Comprendiamo che l’obiezione che viene posta alla TNM nasce dal pregiudizio religioso e non da una seria analisi filologica. Il Tetragramma permette di identificare in maniera inequivocabile il vero Dio e ci permette di comprenderne la personalità e l’essenza. Nella Bibbia tutto ciò che esiste ha un nome. Avere un nome è sinonimo stesso di esistere. Le famiglie hanno un nome. (Efesini 3:14,15) Le stelle hanno un nome. (Salmo 147:4) Gli angeli hanno un nome. (Giudici 13:18; Luca 1:19) Le creature inferiori ricevono un nome. (Genesi 2:19) Per i semiti (parola che deriva da Shem, cioè “Nome”) “tutto ciò che esiste porta un nome e tutto ciò che ha un nome porta un senso”. Non avere un nome o avere il nome cancellato significa non esistere. (Proverbi 10:7;Rivelazione 3:5) Il vero Dio ha un nome. (Salmo 83:18) Conoscerlo non implica semplicemente conoscerne la pronuncia ma comprenderne il significato."


Beato vittimismo! Non occorre credere nella Trinità per contestare una traduzione! Cosa c'entra la Trinità? I cristiani certamente muovono obbiezioni diverse dalle mie, ma concettualmente non hanno certamente torto. Si parla di analisi filologica, ma quale analisi? Fin'ora è stato scritto tanto tanto tanto ma non è stato dimostrato niente niente niente. Una traduzione senza fonti è una interpolazione, punto. Ripristinare la lezione originale ... Ma quanta ipocrisia! I tdG puntano il dito sulle interpolazioni altrui ma difendono le proprie (i cattolici fanno ugualmente, sia chiaro) La lezione fatta sull'importanza biblica del nome è fuori luogo, non esiste nessun cristiano che ignori il nome di Dio. E' stato eliminato dal Vecchio Testamento con criteri alquanto discutibili, certamente, questo non vuol dire che vada aggiunto nel N.T. con criteri altrettanto discutibili.


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  • "Una ultima obiezione che viene posta al ripristino del Tetragramma nel Nuovo Testamento riguarda i criteri applicati per tale ripristino. I nostri critici vorrebbero far credere che, non avendo manoscritti autografi del Nuovo Testamento contenenti il Tetragramma, ci si appoggi a versioni ebraiche del Nuovo Testamento come base di tale operazione di critica testuale. E siccome in alcuni brani come Ebrei 1:10-12 o 1 Pietro 3:15 il Tetragramma non viene ripristinato (pur essendo il primo una citazione di un brano contenente il Tetragramma nel Vecchio Testamento e il secondo un brano in cui alcune versioni ebraiche lo contengono) si grida allo scandalo e all’incoerenza"


Finalmente dopo tante chiacchiere inutili si arriva ai criteri utilizzati, vediamoli. Non commento l'obbiezione fatta sulla base della traduzione, nel dettaglio, del libro degli ebrei e della prima lettera di Pietro. Non è importante entrare nei dettagli ma solo comprendere quale sia stato il criterio complessivo.


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  • "Dalle App. 1A e 1C si comprende chiaramente che il Tetragramma in caratteri ebraici fu usato sia nel testo ebraico che in quello greco dei Settanta. Perciò,sia che Gesù e i suoi discepoli leggessero le Scritture in ebraico o in greco, avrebbero incontrato il nome divino. Quando nella sinagoga di Nazaret Gesù si alzò e, ricevuto il libro di Isaia, lesse Isaia 61:1, 2 dove c’è il Tetragramma, pronunciò il nome divino. Questo era in armonia con la sua determinazione di far conoscere il nome di Geova, come si può notare dalla preghiera che rivolse al Padre suo: “Ho reso manifesto il tuo nome agli uomini che mi hai dato dal mondo. . . . ho fatto conoscere loro il tuo nome e lo farò conoscere”. — Gv 17:6, 26."


Interessante! Questo non è un criterio, semmai è la base esegetica da cui è partita la scelta di inserire il tetragramma nel Nuovo Testamento.


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  • "L’appendice continua dicendo: C’è la prova che i discepoli di Gesù usarono il Tetragramma nei loro scritti. Nella sua opera De viris inlustribus (Sugli uomini illustri), capitolo III, Girolamo, nel IV secolo, scrisse quanto segue: “Matteo, che è anche Levi, e che da pubblicano divenne apostolo, per primo compose un Vangelo di Cristo in Giudea nella lingua e nei caratteri ebraici, a beneficio di quelli della circoncisione che avevano creduto. Non si sa con sufficiente certezza chi l’abbia poi tradotto in greco. Inoltre l’ebraico stesso è conservato fino a questo giorno nella biblioteca di Cesarea, che il martire Panfilo collezionò così diligentemente. Mi è stato anche permesso dai nazareni che usano questo volume nella città sira di Berea di copiarlo”. (Dal testo latino a cura di E. C. Richardson, pubblicato nella serie “Texte und Untersuchungen zur Geschichte der altchristlichen Literatur”, vol. 14, Lipsia, 1896, pp. 8, 9.). Matteo fece di più di cento citazioni dalle ispirate Scritture Ebraiche. Dove queste citazioni includevano il nome divino sarebbe stato obbligato a includere fedelmente il Tetragramma nel suo Vangelo in ebraico. Quando il Vangelo fu tradotto in greco, il Tetragramma fu lasciato non tradotto secondo la consuetudine di quel tempo. Non solo Matteo, ma tutti gli scrittori delle Scritture Greche Cristiane citarono versetti dal testo ebraico o dai Settanta dove compare il nome divino. Per esempio, nel discorso di Pietro in At 3:22 viene fatta una citazione di De 18:15 dove il Tetragramma compare in un frammento papiraceo dei Settanta datato al I secolo a.E.V. [Vedi App. 1C (1)]. Come seguace di Cristo, Pietro usò il nome di Dio, Geova. Quando il discorso di Pietro fu messo per iscritto, qui fu usato il Tetragramma secondo la consuetudine del I secolo a.E.V. e del I secolo E.V. In qualche tempo durante il II o il III secolo E.V. gli scribi tolsero il Tetragramma sia dai Settanta che dalle Scritture Greche Cristiane e lo sostituirono con Kyrios, “Signore” o Theòs, “Dio”."


Nulla da eccepire, ma il criterio utilizzato per valutare dove era necessario inserire il tetragramma e dove invece tradurre letteralmente Theos o Kyrios non è stato ancora spiegato. Per ora è stato solamente ripetuto lo stesso concetto del precedente articolo già confutato in questa pagina. I testimoni di Geova sanno cosa sia un criterio? Oppure aprono il dizionario solamente sul termine venerazione per equipararlo all'adorazione?


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  • "Per sapere dove il nome divino fu sostituito con le parole greche ?????? e Te??, abbiamo determinato dove gli scrittori cristiani ispirati citarono versetti, passi ed espressioni delle Scritture Ebraiche e quindi abbiamo consultato il testo ebraico per appurare se vi compare il nome divino. In questo modo abbiamo determinato quale identità dare a Kyrios e Theòs e quale personalità attribuire loro. Per non oltrepassare i limiti del traduttore sconfinando nel campo dell’esegesi, siamo stati estremamente cauti nel rendere il nome divino nelle Scritture Greche Cristiane, esaminando sempre attentamente le Scritture Ebraiche come base. A conferma della nostra versione abbiamo cercato sostegno in versioni ebraiche. In tutti i 237 luoghi in cui il nome divino è stato ripristinato nelle Scritture Greche Cristiane abbiamo quindi il sostegno di versioni ebraiche."


Le scritture ebraiche forniscono certamente un valido sostegno per quanto riguarda l'inserimento del tetragramma nelle citazioni del V.T. in cui compare il nome divino, ma non spiega per quale motivo compare anche in versetti che non hanno alcun nesso con il primo testamento. Le scritture ebraiche non forniscono alcun sostegno per aver inserito "Geova", tanto per tirare un esempio, in Mr 5,19. Qualcuno potrebbe, di grazia, spiegarmi il nesso di Mr 5,19 con le scritture ebraiche e in quale modo quest'ultime abbiano potuto rappresentare un criterio?


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  • "È stucchevole pertanto leggere certi articoli in cui si accusa il comitato di traduzione di incoerenza. Chi lo fa, gioca evidentemente sulla buona fede del lettore e sulla inesperienza filologica della maggior parte dei destinatari delle loro informazioni."


Lancio solo un messaggio all'autore di queste parole: ipocrita! Ipocrita! Ipocrita! Chi fa leva sull'ignoranza e sulla buona fede altrui sei proprio tu che hai sprecato tempo e fatica per scrivere informazioni irrilevanti e inconsistenti. Hai la pretesa di definire il tuo trattato una analisi filologica ma in realtà di filologico c'è ben poco. Hai semplicemente recitato il ruolo del cronista sportivo che commenta una partita diversa da quella strasmessa. Infatti hai dimostrato che le prime copie della LXX utilizzavano il tetragramma, ma ti sei ben guardato dal dire quale sia stato il criterio utilizzato per tradurre Theòs a volte Geova e a volte Dio.


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  • "Ricordiamo pure che il comitato di traduzione ha dichiarato che in tutti i casi di possibile ripristino del Tetragramma si è consultato il Vecchio Testamento per vedere se in quel brano c’erano citazioni dirette contenenti il Nome Divino. Come abbiamo visto né il contesto, né il testo né i manoscritti permettevano il ripristino e pertanto il comitato di traduzione è stato onesto e ha reso il brano “Cristo come Signore”. In conclusione possiamo dire che il ripristino del Tetragramma nel Nuovo Testamento è giustificato da prove indirette interne ed esterne alla Bibbia. Abbiamo visto che il fatto che Dio abbia permesso la manomissione del testo sacro non ha influito sul messaggio biblico né ha impedito di ricostruirne la versione originale. Abbiamo anche visto che il Comitato di Traduzione è stato coerente ed onesto nel ripristinare il Tetragramma in tutti i casi in cui c’era un fondato motivo e che i Testimoni di Geova non sono incoerenti nel lodare il lavoro dei copisti pur segnalando errori e manomissioni. Speriamo che questo studio aiuti coloro in cerca della verità ad attenersi al modello di sane parole evitando i discorsi vuoti e tortuosi che violano ciò che è santo. "



Tante parole parole parole ma ancora nessuno è riuscito a dimostrare la leggittimità di tale scelta. Filologicamente è scorretto inserire il tetragramma sulle citazioni del V.T. contenenti il nome divino, ma per quanto opinabile e discutibile, resta comunque un criterio. Optare per la stessa scelta invece in versetti che mancano di qualsiasi legame con le scritture ebraiche non ha criterio. Semplicemente i traduttori hanno tirato a sorteggio per stabilire dove tradurre letteralmente e dove inserire il nome divino. Non esiste altra spiegazione. Se e nel giorno in cui verranno trovati gli originali o manoscritti antichi del N.T. riportanti il nome divino, i tdG dovranno riscrivere da capo il N.T. esattamente come tutti gli altri; dubito che nella "lezione originale" il nome divino venisse riportato nella stessa quantità e nelle stesse citazioni contenute nella TNM. I tdG e l'autore dell'articolo che ho confutato stanno difendendo una interpolazione; dubito che nel mondo potrei mai trovare altri cristiani disposti a legittimare, ad esempio, il comma giovanneo o qualunque altra interpolazione avvenuta in passato.


Con quale autorità i Testimoni di Geova hanno inserito il Nome Divino nel Nuovo Testamento, dal momento che nei manoscritti antichi è assente?
Risoposta:
Con la stessa autorità  con cui teologi e traduttori biblici hanno eliminato il Nome Divino dal VT, dal momento che in tutti i manoscritti antichi è presente quasi 7000 volte


Quindi ammettete che il corpo direttivo dei testimoni di Geova non è lo schiavo fedele e discreto? Certamente se la Schiavo ha la stessa autorità di Babilonia la Grande, segue che non sussiste molta differenza tra i due. Se io sono timorato della legge non rapino una banca sostenendo che altri l'hanno fatto prima di me giusto? Altrimenti per la legge io divento un criminale esattamente come tutti i miei predecessori.

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